1957–2007: lo Slot compie 50 anni – monografia VIP

Nel sistema rail su una pista costruita per lo più in legno veniva inserito un binario tipo rotaia dei treni che aveva la funzione di fare da guida ai modelli; in caso di modelli a motore elettrico nel binario vi era anche uno dei poli della corrente.

I primi modelli e le prime gare si svolsero con auto dotate di micromotori diesel; la scala delle auto era grande ( 118, 116 ), le auto facevano rumore e fumo per cui circuiti al chiuso erano poco pratici, e soprattutto le auto andavano da sole, senza alcun controllo da parte dei proprietari.
Invece le auto con motore elettrico potevano essere più piccole e l’ intensità della corrente poteva essere controllata con un reostato dando la sensazione di “pilotare”.

Il sistema rail con auto dotate di motore elettrico cominciò a diffondersi sempre più, in Inghilterra nacque il Southport Club, nel Michigan il Kalamazoo, la passione si diffuse anche in Nuova Zelanda, Sud Africa e Australia.
Dato che le auto e anche le piste erano autocostruite non essendovi ancora in commercio prodotti completi, vi potevano essere molte differenze tecniche tra vari clubs e i vari appassionati.

Si rese pertanto necessario un orientamento comune e il Southport Club emanò degli “standards” che furono universalmente accettati; uno dei punti più importanti fu la decisione riguardante la scala: le auto dovevano essere 1:32!

Con l’ acquisizione degli standards il rail ebbe ulteriore diffusione e convisse con la nascita dello slot essendo questo nei suoi primi anni riservato ad un uso più casalingo.

Lo slot nasce in Inghilterra, nel 1957, con la contemporanea immissione sul mercato di una pista da montare in casa da parte di due aziende, la Scalextric e la VIP.

L’ intuizione geniale di Fred Francis, fondatore della Scalextric, non fù tanto di motorizzare i modelli a corda che già produceva con il marchio Scalex ( scalex + motore elettrico = scalextric ) ma il tipo di pick-up che inserì nelle sue auto e la pista, di gomma, e tipo slot.

Le auto erano di metallo e ne uscirono tre modelli: Ferrari e Maserati F1 e Austin Healey, ognuna in due varianti di colore ( probabilmente 4 per la Maserati che aveva un naso di colore diverso dal resto della carrozzeria ): verde o azzurro metallizato per la Ferrari, verde con naso rosso o verde e rossa con naso giallo o crema per la maserati, rossa o azzurro metallizzato con fiancate crema per l’Austin, in ogni auto vi era un pilotino di gomma.

Poco dopo l’immissione sul mercato Francis vendette l’azienda ai fratelli Lines, che lasciarono inalterato il nome del prodotto aggiungendovi il loro marchio: Triang.

Altra storia, per certi versi più emozionante, quella della VIP, marchio che deriva da Victory Industries Products con sede a Guilford. Questa azienda fù fondata durante la II guerra mondiale da 2 soci, William John Warren e Gerald Fenner Burgoyne, per produrre piccoli componenti elettrici per il Ministero dei rifornimenti; aveva sede in una piccola casa galleggiante a Kingstone Bridge in Hampton Wick, vicino Londra.

Nel luglio del 1946, dopo la fine della guerra, si trasferì in Worplesdon Road a Guilford.
Dalla fine degli anni 40 e per oltre 10 anni VIP produsse stupendi modelli di barche, auto 118 motorizzate, trattori e gru in scala.
Tranne i primi modelli, due barche, Miss England ed Electra, e un’auto, Mighty Midget Racer, che erano di metallo, tutti gli altri prodotti, dai primi anni 50 in poi, erano in plastica, auto molto ben rifinite e dotate di un motore elettrico denominato Mighty Midget che fu usato da tanti appassionati per motorizzare le auto tipo Rail ;

Sia l’ auto che la barca Electra erano motorizzate con il Mighty Midget, a differenza del primo modello prodotto, la Miss England.

VIP dal 1955 fornì agli appassionati un intero kit per costruire un’ auto elettrica tipo rail.

Alla mostra dell’ Industria Britannica del 1956 Victory presentò una novità che destò molto interesse e clamore, ne parlarono molti giornali, fù argomento di un servizio della BBC: era la riproduzione di una strada alpina sulla quale 2 modelli Vip scala 1/18 andavano da soli rallentando prima delle curve e fermandosi al semaforo o all’ incrocio; in alternativa al controllo automatico vi era la possibilità di un controllo indipendente per ognuna della auto tramite una semplice resistenza variabile.

Su un altro tavolo era presente un tracciato ovale, sempre con 2 auto, per far provare al pubblico l’ ebbrezza di “guidare” queste auto lungo il tracciato.

Il sistema era denominato Roadedge e le auto erano agganciate ad una guida metallica attraverso
un’ antenna denominata Pathfinda.

In questa foto si vede, a destra, il capitano Warren illustrare la sua nuova creazione alla moglie dell’ allora Primo Ministro.

Le auto potevano essere alimentate a batteria, come i modelli da cui derivavano, o potevano prendere corrente proprio dalla guida e dalla superficie della pista, che era di metallo. Nel Model Roadway kit che fù successivamente posto in vendita le auto erano alimentate a batteria e non c’era un controllo indipendente per le due auto.

Ad agosto del 1957 Vip commercializzò la prima pista, si chiamava set A con 2 auto in scala 1/32 (come da Southport standards ), una Austin Healey ed una MGA.

Avevano in dotazione un motore più piccolo del mitico Mighty Midget, ma più robusto, disposto trasversalmente ( side-winder ) con trasmissione garantita da un pignone ed una corona.

Anche questo motore, venduto separatamente completo con l’asse posteriore, fù ritenuto dagli appassionati ideale per motorizzare modelli autocostruiti.
Non ritenendo soddisfacente il sistema rail per inferiore realismo, maggiore rischi di uscite con danni alle auto, maggiori costi di produzione, e difficoltà tecniche a realizzare porzioni di pista che si collegassero bene tra loro, VIP realizzò il sistema slot, con una differenza rispetto a Scalextric: essendo la pista Vip di metallo l’intera superficie riceveva la corrente, positiva da un lato e negativa dall’altro lato dello slot; pertanto, essendo la parte centrale in comune alle due corsie, la corsia di sinistra aveva la polarità invertita rispetto a quella di destra e le due auto andavano in direzione opposta come in una normale strada a doppio senso, o, se si voleva che andassero nello stesso senso ad una delle due si doveva invertire il senso di rotazione del motore.

I contatti erano costituiti da due lunghi fili elastici di acciaio, separati dalla guida, il tutto per far andare le auto anche a marcia indietro: era infatti possibile montare una seconda guida, più piccola, al posteriore.

Le auto avevano un sofisticato avantreno tipo ” Ackermann” che incorporava una guida in nylon con una doppia sporgenza. Dietro l’avantreno, solo sulla prima serie, c’era un peso metallico per una maggiore aderenza. Le gomme erano Dunlop ( la stessa casa costruttrice di pneumatici per auto ) con tanto di nome sul fianco. Il pulsante per controllare la velocità era il tipo a pera con 3 posizioni: 0, 12, massimo. Un set completo comprendeva 2 auto, un tracciato ad 8 con ponte e due pulsanti. Non era previsto il trasformatore. Essendo la pista di metallo Vip raccomandava l’ uso di un polish per eliminare problemi di ossidazione.

L’ idea di Vip fu di non fornire solo una pista, ma provvedere a dare, in miniatura, tutto quello che si può trovare in una vera strada, compreso semafori, incroci, stazioni di servizio. Era la realizzazione del concetto insito nella denominazione della pista: “Model Roadways”.

Il set A rimase in produzione dal 1957 al 1961, ne furono prodotti molte migliaia, così che non è molto difficile riuscire a trovarlo anche oggi. Durante gli anni di produzione furono apportate numerose modifiche sia alle auto che alla pista.

Le primissime auto, quelle del 1957, si riconoscono oltre che per il particolare pick-up già descritto prima e per la presenza del peso, per alcune caratteristiche del motore: carboncini più grandi inseriti a pressione nel sostegno di ottone, porta-spazzole di bakelite, bronzine più grosse, avvolgimento del motore di colore arancione, corona di acciaio, filtro antidisturbo ( per la TV!!! ) piccolo e non rivestito, pilota e volante entrambi inseriti a pressione nell’ abitacolo.

Nella primavera del 1958 le prime evoluzioni: corona in nylon bianca, avvolgimento del motore di colore rosso, bronzine più piccole, pilota e volante saldati a caldo.

Dall’ autunno 58 carboncini del motore più piccoli, filtro antidisturbo più grande e rivestito, assenza del peso, contatti a treccia di bronzo e fosforo inseriti in due fori sulla traversa dell’ avantreno.

Nel corso del 1959: carboncini del motore saldati e non pressati, porta spazzole in nylon nero, corona in nylon nera.

Dal 1960, e non si sà perché, sparisce una linea modellata al di sotto del marchio V sul telaio.
Le due auto non subiscono più variazioni fino al 1962 quando cessa la loro produzione. Sono state prodotte nei seguenti colori: giallo, rosso, verde, bianco, blu scuro e celeste; il bianco è stato prodotto fino all’inizio del 59, poi sostituito dal blu scuro, e le auto bianche erano solo inserite nei set e non vendute anche da sole, come quelle negli altri colori, con il codice MR100 l’Austin Healey e MR101 la MGA.

Anche il set ha avuto delle evoluzioni: all’ inizio del 1958 una variazione molto appariscente al coperchio della scatola: un bellissimo disegno alpino con auto che sfrecciano sopra un ponte, e tanti piccoli miglioramenti tecnici alla pista.

Nel corso del 1959 furono commercializzati segmenti di pista diversi, un semaforo funzionante e un contagiri meccanico.

Nel corso del 1959 furono commercializzati altri 2 modelli di auto: l’ Austin A 40 e l’ Austin Healey Sprite, senz’ altro i 2 modelli piu’ rari di tutta la produzione Vip.

Entrambe furono prodotte in 5 varianti di colore: rosso, giallo, celeste, verde e blu scuro. Avevano in comune con i precedenti modelli motore, gomme, cerchi, avantreno, con un telaio leggermente diverso.

Nel 1960 due piccole novità: un trasformatote 12 V 1 A a due uscite ( pista + semaforo ) e un rivestimento scenico per il ponte.

Cominciò un declino nelle vendite in quanto gli appassionati volevano auto tipo formula 1 e piste più “corsaiole”. In effetti rispetto alla concorrenza le auto Vip erano sicuramente superiori tecnicamente e nelle rifiniture, invece la pista lasciava un po’ a desiderare con il suo brillante colore acciaio. Si decise allora di dar vita ad un nuovo progetto: auto F1 con motore in linea; il che significava anche un cambiamento di filosofia: da “Roadways” a “Raceways”.

Alla mostra del giocattolo di Londra del febbraio 1961 fu presentato il nuovo prodotto: una pista denominata R1 con 2 auto formula 1: una Lotus ed una Cooper.

Questo set fu prodotto dal 1961 al 1965 e anche in questo caso vi furono delle evoluzioni tecniche sia per la pista che per le auto. La modifica più evidente per le auto fu, a gennaio del 1963, il cambiamento del tipo di guida e contatti; nel corso del 1963 ad ogni modello normale si affiancò la versione S, denominata Club Special, con motore più potente, riconoscibile per il colore argentato invece che nero.

Dal febbraio del 1964 le sole gomme posteriori erano VIP e non più Dunlop, e contemporaneamente avvenne la sostituzione del mitico pulsante a pera con il più voluto “Varispeed”.

Avantreno I tipo con guida MR111

Lotus F1

Avantreno II tipo con guida R-98 e spazzole mini-brushes.

Le due auto furono poste in vendita anche da sole, la Cooper con la sigla R60 e la Lotus R61; furono prodotte in 4 varianti di colore: giallo, verde, rosso e celeste, tutte con il musetto anteriore bianco. Dal 1963 alla versione normale si affiancò la “Club Special” con motore più potente identificata dalla sigla R60S la Cooper e R61S la Lotus. Sulla carrozzeria avevano una decal con la scritta “Club special”, alcune avevano cerchi di colore rosso al posto del giallo e, successivamente, furono montati cerchi rossi di maggior diametro. La Cooper rimase in produzione fino alla chiusura della fabbrica, nel 1969; la Lotus invece andò fuori produzione nel 1968 quando tutti gli altri modelli furono dotati della sospensione anteriore Viplink che, per motivi di spazio, sulla Lotus non si poteva inserire.

Nel 1962 tre novità: un nuovo modello, molto atteso, la Ferrari F1 R62, un contagiri meccanico R51, e una chicane in tre pezzi R30. Una caratteristica della Ferrari, ma anche di altri modelli VIP, è che per un cattivo controllo della temperatura durante la produzione della carrozzeria di plastica, questa tende con gli anni ad incurvarsi a forma di banana.

La Ferrari fù prodotta in molti colori: giallo, rosso, celeste, verde, bianco, azzurro, blu scuro, tutte con musetto bianco, la rossa e la blu scuro anche con musetto dello stesso colore; fù anche prodotta una versione cromata tutta color oro. Anche questo modello ebbe la sua versione S “Club Special” e negli ultimi anni di produzione la sospensione anteriore Viplink. Un’ altra caratteristica negativa di questo modello era il roll bar molto fragile, tanto che spesso era rotto anche in modelli mai andati in pista.

Nel corso del 1963 molte novità: la nuova guida a lama con le spazzole mini-brushes, i modelli “Club Special”, la serie K in kit, un nuovo modello la BRM, e la riedizione della MGA e dell’ Austin Healey con il nuovo motore in linea.

Purtroppo per problemi di economia aziendale i kits furono prodotti solo per pochi mesi; comprendevano un telaio completo, 2 carrozzerie e vari ricambi.

La Brm R63 fù un modello molto apprezzato con le sue fragilissime otto marmitte all’ insù; dotato fin dall’ inizio della nuova guida, fù affiancato dalla versione “Club Special” R 63S e prodotto negli stessi colori della Ferrari tranne il blu scuro.

Dopo circa un anno ritornano sul mercato i 2 mitici primi modelli: R64 Austin Healey e R65 MGA; ora hanno il motore in linea, lo stesso delle F1, un abitacolo molto meno dettagliato con pilota uguale a quello delle F1, un tonneau cover dal lato del passeggero inizialmente ricoperto di spugna, nuovi cerchi, e nuovo parabrezza in plastica e non più in acetato, con tre perni e non più due.

Il 1964 fù caratterizzato da due eventi positivi ed uno molto negativo: fù immesso sul mercato il nuovo e molto evoluto pulsante denominato Varispeed; era predisposto per la funzione anche del freno e aveva la possibilità di bloccare il cursore in ben 26 posizioni diverse per poter fare andare un’ auto in pista anche da sola.

Sostituì anche nei set il vecchio pulsante a pera.

Il geniale Fred Francis, inventore della Scalextric, cominciò nel corso dell’ anno a collaborare con Victory Industries, non riuscendo, evidentemente, a star lontano dal mondo dello slot, e iniziò subito a progettare un nuovo tipo di pista.

L’ evento negativo avvenne il 19 novembre, alle prime ore del mattino: un terribile incendio distrusse parte dell’ azienda, che miracolosamente riuscì dopo solo dieci giorni a ricominciare la produzione.

Nel 1965 avvenne il lancio della nuova pista: Viptrack. Fù interamente opera di Fred Francis, non più di metallo, ma di gomma, come la prima Scalextric, con un ottimo grip, e studiata per garantire un’ ottima connessione tra un pezzo e l’altro; finalmente vi era la possibilità di realizzare tracciati anche a 4 o 6 corsie. Inizialmente furono commercializzati tre set: FR 1100, un semplice tracciato ovale con 2 auto F1; FR 1700, il classico tracciato ad 8 con 2 auto F1; e FR 1700 Sports, lo stesso tracciato con l’ Austin Healey e la MGA. Da sottolineare che la sigla FR deriva da Francis Raceway, in onore di Fred Francis.

Con la nuova pista nacque il Viper Club al quale potevano iscriversi tutti gli appassionati, ricevendo oltre ad una tessera, una rivista quadrimestrale denominata Viper Gazette.

Altre novità tecniche dell’ anno: un perfezionamento alla guida per contenere meglio le spazzole, un motore potenziato per la serie Club Special ( MKII ), una resistenza da 15 Ohm per il pulsante ( l’ originale era da 33 Ohm ), la possibilità di montare una corona da 32 ( bianca ) o 34 ( naturale ) denti al posto dell’ originale da 36 ( nera ).

Nel corso del 1966 fù introdotta la nuova sospensione anteriore Viplink: progettata da John Steadman era realizzata in nylon e composta da dieci parti distinte.

Inizialmente fù inserita in due nuovi modelli usciti lo stesso anno: la Honda F1 R66 e la Lotus 38 Indianapolis R67, modello con il quale Jim Clark aveva vinto l’ anno precedente la mitica gara americana. Con questi nuovi modelli furono introdotti cerchi e gomme più larghi.

Successivamente queste novità tecniche furono introdotte anche nei modelli precedenti. Il 20 ottobre del 1966 Victory Industries cambiò sede trasferendosi a Woodbridge Meadows in Guildford. Nel mese di dicembre arrivò per il set Vip, da parte dell’ associazione dei consumatori, il prestigioso titolo di “Best Buy”.

La novità più importante del 1967 fu la fine del rapporto di lavoro tra l’azienda e Fred Francis, probabilmente per disaccordo con la proprietà.

Dal punto di vista tecnico la serie Club Special fù dotata di un motore più potente ( MKIII ) e della sospensione anteriore viplink.

Nel corso dell’ anno fù introdotto un nuovo modello che segnò il ritorno alle auto tipo sport: la Porsche Carrera 6, offerta in tre diverse configurazioni: R68 il modello standard, R68S la versione Club Special, e una versione in kit con telaio di ottone, e un nuovo motore con cuscinetti a sfera denominato RX 1000.

Nel mese di novembre un’altra novità: una pista con 2 auto tipo stock-car : le auto avevano al posteriore un meccanismo a molla che scattava buttando fuori pista l’auto se questa veniva tamponata dall’ avversario.

Il 1968 fù in tutto il mondo un anno nero per lo slot, il mercato era ormai saturo e la domanda diminuì in modo drammatico. Vip lanciò sul mercato quelle che sarebbero state le sue ultime novità: la Ferrari Dino R69 e R69S, la prevista versione kit non andò mai in produzione, e, nel mese di settembre, un modello F1 di fantasia denominato Viper, sigla R50.

Porsche Carrera 6 e Ferrari Dino con il set di meccanici. Per la prima volta, in quello che sarebbe stato il suo ultimo anno, Vip produsse un catalogo completo di tutta la sua produzione, e partecipò al salone internazionale del giocattolo di Norimberga.

La Viper ad un “pit stop”

Il set di meccanici R46 era costituito da sei personaggi e veniva prodotto da un’altra azienda, la Kentoys, che lo vendeva anche con il proprio marchio.

Nonostante i nuovi modelli, e un ulteriore potenziamento del motore ( MKIV ) per le Club Special, dal punto di vista commerciale l’ anno fù disastroso, tanto che la proprietà decise, nei primi mesi dell’ anno successivo di chiudere. Sicuramente questo fù il risultato di una lunga serie di errori, il più grave dei quali è sicuramente stato quello di aver perso la preziosa collaborazione di Fred Francis.

Alla fine del mese di marzo tutto il personale fù licenziato, e, con una piccola cerimonia, il 15 aprile del 1969, vi fù la definitiva vendita di tutto quello che rimaneva.

(monografia VIP di Pierluigi Santoro)

13 commenti su “1957–2007: lo Slot compie 50 anni – monografia VIP

  1. Ragazzi questa è la bibbia dello slot sno rimasto basito da come il ns amico abbia tanto materiale in suo casa sua o come si sia riuscito ad informare sulgli albori dello slot .
    Aspetto con ansia il suo prox articolo e comunque complimenti!!

    Max Payne
    Franco L

  2. Che dire………. grazie, questo è stato lo slot e questo è lo slot, spero solo di non dover guardare un giorno queste immagini con malinconia, mi auguro che la tecnologia moderna non uccida del tutto lo slot classico, adesso ancora va bene, ma deve rimanere così, un gioco alla portata di tutti.
    Grazie Pier per aver mantenuto la promessa.
    Andrea Lucisano “Il Cavallino Sanremo”

  3. ……………………………………………………………………………………… .
    (suono della bocca aperta e degli occhi strabuzzati)

    Emilio

  4. Caro Amico nel 1963 avevo 10 anni ed anche la fortuna di possedere una pista scalextric con una Vanvall ed una Ferrari formula, ho ancora il profumo della pista e l’odore delle spazzole e dell’unto dell’olietto Singer nel naso.
    Grande articolo, scritto splendidamente
    Grazie ancora e felice slot a tutti
    Ermete

    • Ah, l’odore di quelle prime Scalextric: ma cosa ci mettevano nella plastica? io avevo le Lister Jaguar con le luci.
      L’odore delle slot è un aspetto trascurato, forse, ma particolare di questo hobby, davvero roba da tossici, e chi ha provato quello che hai provato anche tu non può più scordarlo.
      In modo simile, ma un po’ diverso, anche il metile salicilato ha “intossicato” chi frequentava le sale giochi negli anni 60: mettetelo sotto al naso a qualche vecchio slottista e vedrete se non vi farà un sorriso complice.

      • Ciao Lucio, una componente importante dell’odore delle vecchie slot viene dal motore: ho letto da qualche parte che i motori elettrici girando liberano azoto, in particolare i vecchi motori aperti, senza cassa, ancor più se fermi da un pò di tempo. Solo un vero maniaco può godere “sniffando” l’odore emesso da un vecchio motore, magari fermo da 20 o anche 30 anni!!

        • forse volevi dire ozono, che è generato dallo scintillio del collettore (anche questo è un particolare ai limiti della perversione) e che ha un suo odore particolare, ma io intendevo proprio l’odore della plastica, magari un po’ riscaldata dal motore.
          Anche l’olio, naturalmente, ha un suo odore: la Scalextric, almeno in quell’epoca, forniva nella confezione della pista una boccetta di olio Shell, con tanto di contagocce

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          finito quello, ebbene sì, lo confesso, anch’io ho usato l’olio Singer.

          • Hai assolutamente ragione, mi sono confuso, volevo dire ozono. La boccetta dell’olio e’ semplicemente meravigliosa, esiste anche della VIP, ma senza il contagocce.

    • Eh si Ermete,io ho esattamente la tua età,ho ancora le Vanwall(guarda il mio avatar) le Ferrari ,la pista, e se ci credi anche una boccetta di olio Singer.La pista ha perso l’aroma,ma sai che le auto ed i motori hanno ancora del profumo anni ’60 originale?Ogni tanto una sniffata la dò,sai sono slotdipendente da 46 anni,ahahahahha!
      Ciao
      Marco

    • E’ un bel lavoro. Complimenti!!!
      Si potrebbe pubblicare su Corridoio nell’angolo dedicato ai Minisport.
      Se vuoi, contattami in MP , magari ci sentiamo telefonicamente per organizzare il tutto.
      Bravo!!!

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