L’origine e la storia dello Slot Palace.

Lo Slot Palace, è già noto a tutti, nasce nell’estate nel 1978, ma per ricostruirne la storia sin dalle sue origini mi è quasi indispensabile premettere poche note autobiografiche, inoltre, il riferimento ad altri club catanesi dell’epoca, è altrettanto indispensabile data l’inestricabilità dei rapporti già da allora fittissimi, seppure (già da allora) mai veramente pacifici, tra i numerosi gruppi di slottisti.
Nella primavera di quell’anno trascorrevo un lungo periodo in ospedale a causa di un drammatico incidente motociclistico (io di notte andavo in giro in motorino senza fari) i cui misteriosi risvolti, avendo perduto la memoria, non sono mai stati chiariti; quasi dimenticavo di scrivere che mi sono fatto male per colpa di un tal Minniti, slottista di scarsa fama ma ancora vivente (se la sua si può chiamare vita).
Durante la degenza, quasi che con la testa spaccata dovessi per forza essermi rincoglionito, ricevevo visite pietose e regali da vero adulto: giocattoli, modellini, piste elettriche, etc.; da parte di Minniti, (giustamente) tormentato dal rimorso, il numero annuale di Mini-Autosprint con tanto di rubrica sullo slot racing (c’è l’ho ancora!).
Un successivo lungo periodo forzatamente lontano dalla scuola (che culo!) fu dedicato esclusivamente all’assemblaggio di piste elettriche sempre più grandi che invadono porzioni sempre maggiori del garage di famiglia. Cenni storici: la prima confezione di pista viene acquistata nel reparto giocattoli del negozio La Vedette di via Giacomo Leopardi (non esiste più), il primo set per l’ampliamento della pista è stato acquistato nel reparto giocattoli dell’adiacente UPIM, i primi modellini sfusi sono stati acquistati presso “La casa del francobollo” di via Martino Cilestri.
In pochi mesi io e Minniti riusciamo a monopolizzare tutto il box. A quel punto, potendo contare su un impianto, in pratica, fisso, inizia il confronto agonistico che si trascina sino ai nostri giorni, tradizionalmente ci si confrontava sulla suggestiva misura di 1000 giri, e l’elaborazione tecnica, che in pratica consisteva allora nell’applicare pezzi Mini Dream su modelli Policar o Polistil.
Così i modellini in breve tempo diventano sempre più veloci e lo spazio sempre più inadeguato; dopo un periodo di ricerche semidisperate, il primo contatto con lo Slot Club Catania che, ad onta del nome, si trovava nientedimeno che a Nicolosi, sulle falde dell’Etna (l’ultimo centro abitato prima del cratere).
Avevamo già letto dell’esistenza di un club sull’annual Mini-Autosprint ma riuscimmo a trovare i numeri telefonici solo alcuni mesi dopo, sull’adesivo in vetrina nel negozio di modellismo di Giovanni Bellia; in mancanza di carta e penna, dovemmo scippare l’adesivo dalla vetrina del negozio in via Palermo (si tratta di un quartiere ove tutt’oggi si rischia la vita per molto meno).
Raccattato un appuntamento telefonico con uno dei contatti, una domenica mattina, partiamo in Vespone alla volta dello Slot Club Catania ed in men che non si dica, per farla breve, ci perdiamo. Sembra tutto concluso quando (il destino non lo si fotte tanto facilmente!) ci vediamo sfrecciare davanti una 127 bianca con il medesimo adesivo attaccato sul posteriore; segue un serrato inseguimento: quello (Tropea) si accorge di essere seguito da due brutte facce e corre ancora più forte, allora noi seguiamo con maggiore decisione, etc. Alla fine si giunge sani e salvi al luogo dell’appuntamento: quel giorno gareggiavano: Roberto Addia, Davide Alì, Giuseppe Finocchiaro, Stefano Foresta, Gaetano Lo Monaco, Andrea Spina, Ezio Stornello, Filippo Tropea (credo siano tutti); doppia gara: 1/32 ed 1/24; io e Minniti facemmo solo da commissari e l’esperienza fu semi disastrosa, diciamo che Minniti dimostrò sin da allora una scarsa attitudine.
Benché impressionati da questo primo (ed a lungo unico) contatto con il vero slot racing (il club aveva ben due piste, una quattro corsie Polistil con tanto di plastico, ed una quattro corsie in legno con dimensioni da 1/24), dobbiamo arrenderci all’eccessiva distanza e alla scarsa continuità ed affidabilità dell’organizzazione.
Lo stesso Slot Club Catania di li a poco, dopo il fallimentare tentativo di recuperare una pista già esistente a Pedara, avrebbe iniziato la ricerca di una nuova sede ed una nuova struttura come Slot Club Catania Targa.
La sede di via San Giovanni Li Cuti, la vecchia casa dei miei nonni paterni, oltre a sembrare proprio fatta apposta, è davvero l’unica possibilità.
Tutto è pronto, anche il nome, Slot Palace, scientificamente deciso durante un ciollìo (girovagare senza meta), sempre in Vespa, sulla circonvallazione di Catania, perché tutto l’intero fabbricato sarebbe stato dedicato all’attività slottistica, ma arriva la prima difficoltà: Minniti si rivela una autentica piaga e si tira indietro scoraggiato dalle prime difficoltà, per dippiù ha il pallino dell’erreccì.
Durante le successive vacanze estive (in Valle d’Aosta) riesco a coinvolgere un nuovo volenteroso socio: Luca Schillaci, che passerà alla storia come uno dei due autentici fondatori, mi presenta un amico, talmente intimo che ad oggi ne io ne lui ci ricordiamo come diavolo si chiamasse, che non si sa come ha dei pezzi di pista che a sua volta ha ricevuto da un amico che forse non li rivuole più, insomma, finalmente si comincia!
Il progetto iniziale prevedeva che la pista fosse poggiata in terra, come quella in legno del club di Nicolosi, poi si deve a Luca, che non aveva mai visto quella pista e quindi non poteva esserne entusiasta quanto me, l’idea di sollevarla da terra; è lui stesso a procurare i pallet che costituiranno il supporto definitivo per il tavolo.

La prima gara sociale.

La prima gara mai disputata sulla pista dello Slot Palace risale al 1979. La categoria era quella che andava per la maggiore all’epoca, la Formula Targa. Si chiama come il club nel quale era stata ideata. Si trattava come i più anziani ricorderanno, di una elaborazione, particolarmente performante, delle Formula 1 della Polistil, con telaio HP (quello lungo), motori Super HP, cerchi d’alluminio da 1/8, gomme in spugna, magneti (credo si chiamassero sinterizzati) in abbondanza. L’effetto era impressionante, i modelli andavano fortissimo pur avendo un marcato effetto scippabandella; le gare erano noiosissime, le macchine non uscivano mai di pista (l’aneddoto del pilota che blocca con un elastico il pulsante sul massimo e corre ad aiutare i commissari di curva fa parte della storia di un altro club, ma la situazione tecnica era la medesima). I concorrenti alla prima gara furono pochi ma lo sforzo organizzativo fu veramente sproporzionato; tra quelli che allora erano i frequentatori più o meno affezionati del Palace, quasi tutti consideravano che l’oggetto sociale fosse la costruzione delle piste, come succede per i trenini, l’unico convinto che con quei modellini assurdi si potesse anche gareggiare ero io. La pista era scarsamente alimentata, c’erano soltanto due trasformatori Polistil (quelli rossi e grossi) nonostante l’estensione della pista fosse già superiore ai 20 metri di sviluppo. Il contagiri era costituito da un mio quaderno del liceo, mai usato ovviamente (ad anno scolastico già inoltrato era completamente intatto), che è sopravvissuto sino ad oggi proprio perché mia madre lo ha conservato in mezzo ai libri di scuola. L’ordine d’arrivo: 1° Domenico Martinez, 2° Guglielmo Brida, 3° Luca Schillaci.

Addia (l’arrivo di).

Poi è arrivato Roberto Addia, ed è finita la pace, certo siamo diventati in poco tempo un team molto competitivo, però quello ha voluto saldare tutta la pista pezzo per pezzo, ha voluto comprare i famosi contagiri elettromeccanici, ha voluto stuccare i cordoli con il Pongo nero, ha voluto “rubare” allo Slot Club Catania Targa l’interruttore della pista Imola (credo che sia lo stesso che usiamo ancora oggi), ha voluto comprare una nuova alimentazione per la pista, ha voluto rifare l’impianto elettrico secondo il sistema che sarebbe passato alla storia come “il ragno”, ha voluto addirittura pulire il bagno, etc.
Nota tecnica: Ragno (il)- quando Addia progetta l’impianto elettrico di una pista, e chissà perché vuole farlo sempre lui, esiste un punto, sospeso nel vuoto al di sotto della pista stessa, nel quale si incontrano, dissennatamente ma indissolubilmente saldati a stagno, i cavi elettrici più disparati provenienti da tutte le direzioni (di regola almeno otto): se si surriscalda quello è il ragno; se non si surriscalda il ragno è nato morto.

Come è successo che lo slottista non solo più competitivo ma (allora) anche più promettente per il futuro abbia lasciato il principale (allora) club della città per tentare questa strana avventura tra slottisti faidatè? Tutto nasce durante il turno di apertura settimanale che condividevamo il martedì pomeriggio (credo, ma non sono per nulla sicuro) allo Slot Club Catania Targa, ove tutto, anche il più piccolo particolare, rispondeva con puntualità ad una logica pazzesca. Così, unico tentativo in Italia, ci si ostinava a garantire l’apertura del club tutti i giorni della settimana, pomeriggio e sera (la mattina era sempre aperto semplicemente perché non andavamo ami a scuola), ogni socio si accollava il turno in un giorno diverso della settimana (tranne il giovanissimo Luca Mangano che era responsabile della pulizia del bagno, una specie di corvè slottistica; lui oggi nega), cosicché 20 slottisti circa non si incontravano mai! A me e a Roberto restavano lunghi noiosissimi pomeriggi per riflettere sul fatto che quella struttura assurda, malgrado la bellissima sede, le due piste, tutte le (costosissime) comodità non sarebbe potuta durare a lungo.
Da qui la decisione, a posteriori ragionevolissima, di dedicare le nostre attenzioni a quella alternativa già esistente ma un pochino trascurata.

La prima trasferta oltremare
(ovvero il famoso aneddoto della gara di Torino).

Addia e Martinez: più che slottisti alle prime armi si trattava di due incoscienti, era la vera prima trasferta fuori dalla Sicilia; decidemmo di farla sulla pista più prestigiosa e nel club più lontano. Nonostante fossimo tranquillamente in grado di spadroneggiare sulla scena catanese, è quasi inutile dirlo, non eravamo all’altezza. I nostri compagni di batteria, più che darci consigli si raccomandavano calorosamente che non causassimo troppi incidenti. Parleremo in seguito della cronaca sportiva, gli eventi significativi dell’aneddoto si svolgono fuori pista. Tropea, terzo della spedizione, ma avversario in pista e fuori, maldestramente, riesce ad escludere a tutti e tre la possibilità di passare la notte in albergo. Una nottata da accattoni, vagabondando tra i portoni socchiusi, portici accondiscendenti, panchine al parco, davvero non è poco durante l’inverno torinese. Abbiamo visto l’alba sul tram numero 11, litigando con un controllore (catanese, il destino è proprio stronzo!) che ci ha sorpresi e svegliati, se non ricordo male, alla quarta corsa senza biglietto. Unico conforto della nottata, un cornetto caldo rimediato ad un forno notturno. Come ci si riduce così? Tropea, la mattina precedente, aveva lasciato l’albergo, portato via tutti i bagagli e, soprattutto, saldato il conto, così, l’incolpevole albergatore, come sarebbe stato logico prevedere, aveva dato la stanza ad altri tre clienti (forse slottisti). Leggo da Slottistica (Notiziario Flexi della Federazione Slot Italiana) numero 6-7 del 1982: “Notte folle dei tre piloti catanesi che non avendo trovato posto in albergo, hanno girovagato per la città fino al mattino. Le conseguenze si sono poi viste al mattino”. Nessuna traccia, nelle cronache, del risultato sportivo, dato che nessuno dei tre rientra tra i ventiquattro finalisti ammessi (come d’uso automobilistico dell’epoca); gli iscritti erano trentasette, io credo di essere arrivato, primo dei “catanesi”, ventiseiesimo.

Quella vecchia locanda.

Perché la “Locanda Neva” ha una grande importanza nella storia dello Slot Palace? Se non lo sapete non siete miei amici!
E’ legata alla grande vittoria di Addia al Motor Show di Bologna per la 4a edizione del G.P. Slot F1 Polistil Autosprint Topolino! Come direbbe Vandalo, pensate se avessimo partecipato anche noi! Scherzi a parte, il successo di Addia, personale dal punto di vista sportivo, dal punto di vista organizzativo, è stato un successo di tutto il movimento slottistico catanese che, nel suo complesso, per anni si è prodigato con sforzi organizzativi non indifferenti ma anche con il tifo, il sostegno e tutta la collaborazione nei confronti del proprio miglior esponente.
La vittoria, inseguita e, inspiegabilmente, solo sfiorata per anni, non ci colse di sorpresa, in quattro-e-quattrotto organizziamo un adeguato festeggiamento: Addia ha vinto, tra l’altro, una confezione di pista? Bene, dopo cena, verso mezzanotte, organizziamo una gara in albergo! La cronaca che riporto testualmente è tratta dal numero 1 di Slottistica del 1983.
“APPENDICE AL G.P. POLISTIL
Lo Slot Palace ha organizzato, nella nottata tra domenica e lunedì, un meeting Interregionale F1 tra le regioni Sicilia e Campania sulla pista Polistil 2 corsie con radiocomando vinta da Addia al Mortorshow. L’impianto ospitato dalla locanda Neva è stato subito ben giudicato dai piloti presenti tra i quali Maresca, in pigiamino, particolarmente ostacolato dall’ostico percorso, ha dato il via libera ad uno scatenato Tropea, favorito anche dal fatto che Martinez e Casola non hanno potuto prendere il via a causa delle vivaci proteste del corpulento locandiere, incavolatissimo per le grida (Blu! Rossa! Metti in pista! Prestooo!) che hanno velocemente animato la pensione. A tarda notte il direttore di gara (Mimmo Martinez)ha redatto la classifica finale dando a tutti appuntamento a Catania per il 31 gennaio.
CLASSIFICA
1.o Tropea, giri 28; 2.o Musso, 26; 3.o Maresca, 15; Addia, 14; nc Martinez e Casola.”
Così ci divertivamo allora che eravamo ragazzini; le stesse cazzate facciamo ancora oggi che siamo anziani.

Le rivalità interne allo Slot Palace
(ovvero il famoso aneddoto dell’anti-zanzare).

Le necessità legate alla sopravvivenza di un piccolo club come lo Slot Palace delle origini, basandosi su una indispensabile strettissima collaborazione tra tutte le (scarse) risorse, davvero non potevano ammettere dispersive rivalità interne. E così vissero felici e contenti fino a quando Minniti, corretta dopo un paio di fallimenti la fastidiosa deriva verso l’erreccì, torna (sarebbe più onesto scrivere inizia) ad essere coinvolto nell’attività agonistica. All’epoca lo Slot Palace partecipava con soddisfazione al campionato che si disputava sulla pista di Gravina dello Slot Club Targa con modellini Polistil elaborati secondo la logica della c.d. Formula Targa. Simpatica la formula (ormai tradizionale), piacevole l’ambiente (collaudato da decenni di solide amicizie), non c’era modo che l’iniziativa non avesse successo. Così, càpita che anche i più recalcitranti siano coinvolti dall’entusiasmo generale. Scoprimmo così anni di insana rivalità covata sotto la cenere di una distaccata inattività, i cui effetti sono visibili anche oggi. Merita rilievo l’episodio dell’anti-zanzare perché con esso, per la prima volta, platealmente, uno tra noi, uno slottista che non voglio nemmeno nominare si coprì di infamia, sprofondò nel fango della scorrettezza, si perdette nelle paludi delle slealtà seguendo il vento dell’invidia. Noi ti perdoniamo, Minniti, per l’impulso disonesto che ti spinse a schierarti, fianco a fianco con un amico fiducioso (il sottoscritto), occultando maldestramente un dispositivo elettronico, naturalmente predisposto all’allontanamento degli insetti molesti, che avrebbe pesantemente, ma inutilmente, infastidito durante la gara il compagno divenuto occasionalmente avversario; ma lasciamo che, a sempiterno monito, il fango della vergogna continui a ricoprirti le stanche membra e la traballante coscienza. Ti sia compagno il nostro sdegno.

La seconda pista dello Slot Palace.

Nei i dodici mesi durante i quali Roberto Addia ha servito la patria (e la patria si è servita di lui) sono successe diverse cose.
La prima e la più importante è che io sono diventato dall’oggi al domani lo slottista più forte di Catania, e non è poco.
La seconda e secondaria è il venire meno dell’integralismo slottistico di Addia. Lo Slot Palace, in quel frangente, non è più dedicato esclusivamente allo slot racing, è uno spazio passibile di diversi utilizzi, sia per una attività ludico ricreativa più ampia (Tornei di Risiko, pista di R.C. mai completata, etc.), sia per l’attività musicale, pallino fisso di molti slottisti catanesi, Mimmo Martinez ed Emilio Catera diventano locali rock’n’roll star, Stefano Foresta un avanguardista dell’etno-pop, Giorgio Gallo ha un approccio più pop, Roberto Addia al ritorno dalla naja tenta una carriera di tastierista melodico, Luca Mangano e lo stesso Martinez sono DJ radiofonici. Così allo Slot Palace la pista viene ridimensionata e trasferita in un salone secondario. Vengono approntate due sale prova, una sala giochi (denominata lo stadio del Risiko), ma l’attrazione è soprattutto è il grande salone delle feste che, non più imballato dalla pista, ospita affollatissimi concerti fondamentali per il movimento ’80 rockabilly : Boppin’ Kids, Nervous, Ramblers, Johnny Lee, e sul grande terrazzo, addirittura Black Slacks from Finland!
Addia, inizialmente non entusiasta del ridimensionamento della pista, in seguito fu (velocemente) convinto dalla grande quantità di ragazze che ruotavano attorno al movimento musicale, che, peraltro, lo disdegnavano con distacco, per nulla interessate al discreto fascino dello slottista.
Il ridimensionamento, forse frutto di una scelta quasi casuale, si rivelò in seguito molto opportuno: ci permise di superare periodi di distacco e momentanei cali di interesse senza che la pista (non più sovradimensionata alle nostre esigenze) potesse mai costituire motivo di fastidioso ingombro; in più era sempre lì pronta ad accoglierci in occasione di ogni periodico ritorno di fiamma.
In quel periodo, in crisi le rivalità cittadine, l’attività slottistica si intrecciava (piacevolmente) sul litorale Jonico con sfide agguerrite tra lo Slot Palace e lo Slot Club Taormina.

La sede in Via Milano e la terza pista dello Slot Palace.

Il 1988 porta una novità ancora più traumatica, la vecchia sede di via San Giovanni Li Cuti viene demolita per lasciare posto ad un palazzo più moderno. Dopo un breve periodo di transizione, molto sofferto perché allora infuriava l’agguerritissimo Campionato Siciliano organizzato dalla Federazione Siciliana Slot (Presieduta da Domenico Martinez) e disputarlo senza una pista per allenarsi e senza il vantaggio di una gara in casa era estremamente difficoltoso, lo Slot Palace, ormai tale solo di nome, si trasferisce (di poco) in via Milano, sempre in casa dei nonni, ma stavolta lo sponsor è la famiglia Addia.
La pista che, per la felicità dei condomini (salutiamo per tutti il cordiale signor Bauso), si insedia al quarto piano, è completamente rinnovata, frutto di un approfondito studio da parte del sottoscritto e concretizzata dalla matita del (allora) geometra Addia; si rivela un gioiello di funzionalità, adattandosi perfettamente alle esigenze dettate dalla scarna geometria del locale e dalla poco numerosa composizione del club (vi rovino il finale rivelandovi che è la stessa sulla quale giriamo ancora oggi?).

La sede in Via Stazzone.

La regola dice che quando uno dei due lascia la città l’altro smonta la pista; stavolta parto io, destinazione Milano; mi ospitano a turno lo Slot Club Leonessa di Franco e Corinna, il Magical allora a Mortara ed occasionalmente il Milano 90 di Sesto San Giovanni; il peregrinare finirà con la realizzazione della pistina in portineria ma questa storia la conoscete già. (clicca o copia e incolla http://www.italiaslot.com/modules.php?name=News&file=article&sid=1002 )
A smontare questa volta è Addia, sempre per esigenze familiari, ma la pista trova velocemente una nuova sede in via Stazzone. Sono certo, e risulta toponomasticamente, che la Via abbia un altro nome, ma gli slottisti, non so perché, in mia assenza la chiamano così, quindi anch’io mi adeguo.
La pista è la stessa di Via Milano, ha subìto qualche modifica, decisamente poco azzeccata (tra l’altro non ci sono più i numeri sostituiti da colori per indicare le corsie) per adattarla al locale che è più grande ma ha pilastri ed altre (abbondanti) scomodità. Viene cambiata la posizione di guida e quindi la prospettiva della pista per i piloti, mutano le pendenze e l’angolazione di qualche curva, così la pista perde le sue preziose geometrie.
In compenso viene migliorata l’estetica e la cura dei particolari, d’altra parte la moda si sposta dal metallo alla plastica, e quindi i modelli, almeno per le prime stagioni, perdono quasi tutta la propria capacità demolitoria; a furia di aggiungere particolari e rifiniture, quasi inconsapevolmente, scompaiono le vie di fuga; la circolazione in pista diventa caotica, diventa comune la procedura del “ponte”, in futuro evolutasi nel famigerato “pontissimo”.
Arriva anche la prima pista in legno, non è proprio una pista del Palace, è la pista dei Mirone Brothers, originariamente a Trecastagni, divenuta un po’ troppo ingombrante per l’ambiente domestico, che trova nuova sede ma un utilizzo un pochino marginale.

Nel frattempo le attività fervono, il club vive una inconsueta animazione, ed è intenso il rapporto a volte collaborativo a volte violentemente burrascoso con l’Etna Slot e tutti i suoi successivi derivati.
Certo è che si tratta di un periodo di grande soddisfazioni: la vittoria di coppia Addia-Martinez (con Lolli, Meoni e Cicogna) che trionfano nell’Endurance-Grande Serie di Mortara (24 ore) 1996 finalmente dopo 3 secondi posti consecutivi di Martinez; Addia si impone due volte nel Campionato Italiano Grande Serie 1999 e 2000; Minniti, ma l’episodio è ricordato esclusivamente da Paolo Motta, vince la sua prima ed unica gara di club.

La situazione attuale.

Oggi, chiusa senza rimpianti la sede di via Stazzone, brutta e scomoda, lo Slot Palace torna, finalmente, nella sua sede originaria, in Via San Giovanni Li Cuti 5!
La pista, sempre la stessa, torna nella sua conformazione originaria, quella di via Milano, ricevendo solo qualche piccola miglioria grazie alla maggiore disponibilità di pezzi, e per sfruttare il locale in tutta la lunghezza il prolungamento di tutti i rettilinei.

Riguardo

Slot racing

2 commenti su “L’origine e la storia dello Slot Palace.

  1. Sono riuscito a leggere quasi tutto d’un fiato.
    Sei proprio una buona penna!

    Cercherei di riqualificare in qualche modo il “povero” Minniti.

  2. Ricevo da Paolo Siggnoppaolo Vincemott Motta questo documento agghiacciante che, se risultasse vero, proverebbe la vittoria di Minniti in una gara allo Slot Palace.
    Certo che quando non ci sono io succedono le cose più pazze.

    Formula 1 Palace 02-05-1997
    pole – Mirone Felice 5,9 sec .
    PILOTA AUTO GIRI PUNTI TEMPO
    1 MINNITI GIUSEPPE MC LAREN scalextric 138,12 25 6,2
    2 MANGANO LUCA MC LAREN scalextric 135,59 20 6,2
    3 MOTTA PAOLO BENETTON scalextric 135,21 17 6,3
    4 MIRONE FELICE WILLIAMS scalextric 133,21 15+2 5,9
    5 SCALIA TURI FERRARI SCX 129,09 14 6,7
    6 MOTTA GIANNI FERRARI SCX 128,07 13 6,7
    7 SCOLLO ENZO WILLIAMS scalextric 127,09 12 6,3

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