Audace colpo a Sciacca

Il vecchio rifugio, nascosto tra gli anfratti del quartiere Adriano non era più buono neanche per nasconderci i soldi del Monopoli.
Così, alla prima occasione, quando questo amico ben organizzato con gente del sud, mi propone un lavoretto tranquillo e ben redditizio in Sicilia, non mi faccio pregare troppo: era proprio il momento giusto per una vacanza salutare al mare; sempre meglio che una lunga villeggiatura al fresco.
Vacanza un c…o, la sveglia è alle cinque della mattina, un caffè che sembra pisciato dal diavolo in persona e poi via in macchina.
Il puntello è a San Gregorio di Catania, pendici dell’Etna est, la strada che mi ci porta è ghiacciata, l’aria è ancora invernale; il luogo è a pochi metri dal casello dell’autostrada, ovvio che l’obiettivo dello sgobbo non è in zona, lo capirebbe anche uno sbirro.
Sono puntuale ma non vedo nessuno, cioè non ci sono facce conosciute, la piazza, nonostante non albeggi ancora, è stranamente animata.
Mi sento osservato e lo sanno, siamo in casa loro e non si fanno problemi.
Arriva la Fiat bianca che aspettavo, vuol dire che i loro amici mi hanno squadrato già a sufficienza.
Alla guida c’è il mio contatto, o meglio, l’amico del mio amico.
Scende dall’auto e mi viene incontro porgendomi calorosamente la mano fingendo entusiasmo.
– Finalmente! Tony il Tignoso mi ha parlato tanto di te!
– Anche io non vedevo l’ora Prufissuri.
– Chiamami Turi.
– Ok, Prufissuri!
– Sali in macchina, latitante, che abbiamo un appuntamento col basista.
Salgo in macchina dallo sportello posteriore destro prima ancora di capire chi ci sia dentro.
Sorpresa delle sorprese, sul sedile anteriore, accanto a Turi il Professore, c’è il Puparo in persona.
Giaccone nero, cappello ben calcato sugli occhi, occhiali da sole, non so neanche se mi ha visto; lo saluto senza osare pronunciare il suo nome.
– Baciamo le mani.
– Così questo è l’amico che ci hanno mandato i milanisi! Ma che cosa si credono che qua ci abbiamo un ospizio per i ferri vecchi?
– No, che c’entra, è che si fidano di voi!
– Minchia, pure ruffiano c’e l’hanno mandato; parti, Turi, che mi sono rotto la minchia!
Lo considerai un benvenuto.
Sul sedile posteriore c’èra con me il resto della banda.
Alla mia sinistra, in mezzo, il famigerato Scippatore, silenzioso, ma lesto di mano e di coltello, pericoloso come un aspide.
Accanto a lui Andrea u Spaccafimmini, famoso per i suoi metodi spicci, abbondantemente accavallato, mostrava il rigonfio di un calcio sotto il giaccone e l’inconfondibile canna di una Beretta alla cintura.
Ero entrato all’interno della famiglia, ma non sapevo ancora come fare per uscirne vivo.
All’incontro con basista, un insospettabile che leggeva il giornale in una area di servizio perduta nel nulla, seduto su una Lancia Y vecchio tipo, con una inconfondibile faccia da traditore, l’atmosfera, nonostante tutto, si scioglie.
Il Puparo mi prende all’improvviso per un braccio.
– Vieni, ci dobbiamo prendere u cafè!
– No grazie l’ho già preso.
– Si? Sei caffè e spìcciati che non abbiamo tempo da perdere – fa al banconista.
Si riparte, divisi su due macchine, il basista, Spaccafimmini e Scippatore con la Lancia; io, Turi il Professore ed il Puparo sulla Fiat.
Il basista fa stridere le gomme, il professore scuote la testa.
Percorriamo l’autostrada in direzione Palermo, ancora non conosco la destinazione o l’obiettivo del colpo, ma ormai è chiaro: si è mosso il Puparo in persona, sono in mezzo ad una roba grossa.
All’altezza di Caltanissetta (con due esse, non come diciamo noi a Milano) la macchina che ci precede compie una brusca deviazione, direzione Agrigento, non cerco più di indovinare la meta.
Dopo poche centinaia di metri sulla strada ghiacciata piomba una nebbia fittissima.
– Minchia, u milanisi, macari a nebbia ci purtau!
– Non lo ascoltare latitante, il Puparo ti babbìa perché ci stai simpatico.
Io faccio finta di dormire, loro continuano a sparare cazzate.
Passiamo paesi e paesi, per lo più sconosciuti e passiamo, anche la nebbia.
D’improvviso, senza una freccia o alcun preavviso, una sterzata e una frenata brusca, siamo appena entrati a Porto Empedocle; adesso è chiaro, mi immagino, che ci sia di mezzo qualche nave.
Armi? No, su queste macchine c’è poco da caricare.
Droga? Macchè, con queste facce non potremmo superare neanche il primo semaforo!
– Scendi che ci dobbiamo prendere una graffa!
Ormai ho capito l’antifona, scendo, entro dentro al bar e addento di mia iniziativa, così riesco a dribblare ricotta e crema gialla.
Ripartiamo rifocillati, il Puparo e il Basista hanno telefonato e parlottato a lungo.
In settimana c’è stato il sospetto che un amico abbia fatto l’infame, la banda cerca di sopire con disinvoltura una certa inquietudine.
Forse è per questo che mi hanno chiamato, hanno fatto le scarpe (di cemento) all’infame, e quindi, all’ultimo momento, hanno avuto bisogno di me.
Dopo una serie di deviazioni entriamo nell’abitato di Sciacca e subito ne usciamo puntando alla periferia.
– Minchia (il Puparo usa “minchia” come incipit per qualsiasi discorso) Turi ci dobbiamo ricordare di prendere una bella cascia di angiovi prima di ripartire.
“Si” penso tra me e me “speriamo ci sia il tempo di prenderle le tue acciughe”, però mi convinco che siamo arrivati, tre ore di macchina, nebbia e curve, la pistola è andata a vivere con il mio rene destro, e se non trovo un cesso esplodo.
Parcheggiano.
Scendo, prendo tutta la mia roba e controllo l’artiglieria e i caricatori, sono pronto a tutto.
Avanziamo a grandi passi verso una costruzione bianca, le macchine sono rimaste sul retro, invisibili dalla strada, sotto ad una massicciata della ferrovia.
Un canazzo, aggressivo e arraggiato, mi corre incontro ringhiando e sbavando, la catena si tende quando potevo già sentire il suo alito.
Ero rimasto paralizzato dall’indecisione tra sparargli e pisciarmi addosso.
Mi immagino la scena di me stesso che per la fretta e l’indecisione mi sparo su un piede, ma non posso ridere, tutti mi guardano.
– Minchia il latitante di niente si caca!
– Che cazzo dici Scippatore, secondo me si sta pisciando addosso!
Entriamo in un locale fumoso al piano terreno.
I guardaporta si aprono come il mar rosso, evidentemente siamo attesi.
Con mia grande sorpresa mi trovo in mezzo ad una autentica convention di tagliagole manigoldi.
Mi viene incontro Enzo u Dutturi, con il quale rimandavo da mesi un ormai vecchio conto in sospeso.
– Guarda chi è arrivato! – ironizza ineffabile- L’hai trovato poi il motore che mi dovevi?
– Certo, certo! Figurati che ti cercavo proprio per quel motivo.
– Ma che fai mi pigghi p’o culu?
– No, figurati, non mi permetterei mai.
Oramai ero in ballo e dovevo ballare, aprii la mia valigetta, tirai fuori il mio NSR col cane limato, e mi buttai nella mischia.
In quell’ambiente è importante dimostrare di essere un duro.
– Lasciatemi una corsia libera!- intimai al vento.
Mi lasciarono la rossa, la peggiore.
Dall’angolo opposto della sala sentivo Davide Centocapelli ridacchiare divertito, non alzai neanche lo sguardo.
Impugnai l’NSR.
Smise di ridere.

-continua ?-

Riguardo

Slot racing

13 commenti su “Audace colpo a Sciacca

  1. Sei veramente un grande Mimmo…dovresti scrivere un libro.
    Complimenti!

    Sono in ansiosa attesa di leggere il seguito….

    • FALETTI, CHI SEI? SPUT!! FAI SCHIFO!!!!!, è Mimmo Martinez che…..uccide!!!!
      Grande!!!!!
      P.S. se non scrivi il seguito rischi grosso,mminchia!!

  2. Finalmente! Uno che racconta la verità senza nasconersi dietro l’ipocrisia del finto giusto.
    A proposito stai attento ai Nocs ( nucleo operativo controllo slottisti) sono in caccia e potresti farti male.
    Ermete

  3. mentre leggevo mi sono praticamente visto un film, un solo aggettivo: galattico !Vado a prendermi una bibita e torno per vedermi il secondo tempo.A dopo.

    • Ma certa gentaglia come la lasciano ancora a piede libero…..Mimmo ahooo,raccontala bene la storia se nò il Prof si …azza e al prossimo colpo ti lascia a S.Gregorio.
      Cmq sei un grande,l’unico che scriva cazzate migliori e più esilaranti delle mie….
      minchino..(senza apostrofo)

  4. E’ meglio questo di spacciatore non quello che avevi prima!!!!!!
    Bravo dovresti sì scrivere un libro tipo “…c’era una volta lo Slot” che poi facciamo un film

  5. GRANDE! GRANDE! GRANDE!
    Eri scombinato vent’anni fa quando ci siamo conosciuti…ma oggi sei veramente INCREDIBILE!!!
    Se non ci dai il seguito saresti un vero ‘nfamone!!!
    MIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

    Antonio

  6. e complimenti al Latitante, ti sei fatto beccare! Erano settimane che ti cercavo, chissa’ ora dove sarai arrivato…
    Riuschiro’ a prenderti e i blocchi di cemento non saranno nulla rispetto a cio’ che ti aspetta.

    la tua mugghiera

  7. Grande Mimmo !!, se non ci dai il seguito di almeno altre 3 puntate non presentarti piu’ a Milanoslot.

    Miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !

    Eligio

  8. Clap clap clap. Adesso aspettiamo la fine, ah.

    Per chi fosse interessato a racconti basati sullo slot, seppure in inglese, suggerisco la lettura di quello che a mio avviso è un piccolo capolavoro:

    Toys in the attic

    Maurizio

  9. ma si era p……. sotto?
    Ma non ha un MB a Ripetizione tipo special ?
    Latitante mi stai sembrando Katia la Cantante.
    Parli troppo.
    I bollini non li portasti, angiove non i cattasti, ma che min….a cumminasti.

  10. Le conversazioni in macchina sono state tutte registrate, grazie alla “cimice” che di nascosto aveva piazzato l’infiltrato “99 capelli…il 100° era la cimice”. Adesso è tutto al vaglio della D.D.A. Catanese. Quanto prima verranno emessi degli ordini di cattura.

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