Sistemi Digitali SCX e Scalextric

Premetto che, poichè non avevo con me gli strumenti (ed anche avendoli avuti, dove avrei trovato il tempo per usarli 🙁 ? ) per misurare e verificare segnali, alcune sono mie deduzioni, e sarei ben felice se qualcuno che avesse le informazioni tecniche più precise volesse rispondere a questo articolo.

I due sistemi sono simili nel concetto (girare contemporaneamente con più vetture su un numero limitato di corsie), ma diversi nella sostanza: SCX ha adottato un sistema di scambio “passivo”, azionato cioè dal piccolo attuatore posto nel pick-up della macchina, Scalextric ha invece scelto un sistema di attuazione posto a bordo dello scambio, sempre ovviamente comandato dalla vettura mediante un piccolo emettitore ad infrarossi che fa capolino sotto il telaio. Il sensore è posizionato nella pista, in un pezzo (un mezzo rettilineo) che deve precedere lo scambio vero e proprio. Ah, anche Carrera ha realizzato un sistema simile, ma con uno strano pick-up lungo e (mi pare) limitato ai modelli 1/24; mai visto bene, quindi mi asterrò…

Anche la forma scelta dai due costruttori per lo scambio è diversa: se per SCX si è optato per un doppio incrocio su un pezzo rettilineo (che rende molto bene l”idea dell” “uscire di scia in staccata” 😉 ), Scalextric ha realizzato uno scambio singolo in una curva a 90°, in cui è possibile “stringere” o “allargare” la traiettoria passando da una corsia a quella opposta. Ne consegue che gli scambi SCX sono tutti uguali, mentre l”utente Scalextric deve avere almeno due scambi opposti (da Sx a Dx e viceversa) sul circuito. Il costruttore inglese con questo scambio rende bene l”idea della “curva in traiettoria”, già peraltro realizzata con gli incroci in curva della serie Sport. Un”altra peculiare differenza tra i due sistemi è che il binarietto mobile è in plastica per SCX ed in metallo per Scalextric; questo, con un semplice collegamento elettrico interno, riduce (quasi elimina del tutto) il fastidioso fenomeno delle “zone morte” in pista, dove la vetturetta si ritrova “!
in panne” su un piccolo pezzo isolato, come avveniva ad esempio sui vecchi “incroci”. A dire il vero una piccola “zona morta” esiste anche sulla Scalextric, ma è dovuta alla distanza tra i due binari portacorrente che in prossimità dello scambio aumenta leggermente e potenzialmente “mette in difficoltà” le corte spazzole delle auto inglesi. Ma questo delle auto è un punto che affronterò più avanti, quindi armatevi di santa pazienza e proseguite nella lettura… :-). In ogni caso le SCX hanno ancora il “lampeggio” delle luci quando passano sugli scambi.

Entrambi i sistemi gestiscono un massimo (per ora, almeno! ) di 6 vetture su una pista a 2 corsie; mentre la confezione SCX contiene il necessario per realizzare uno “ZERO” allungato con 4 scambi e 3 vetture DTM, Scalextric sembra che fornisca un tracciato ad “8” con due Porsche Boxter, in entrambi i casi viene fornita tutta la necessaria accessoristica (pulsanti, bordi, sostegni per il ponte Scalextric, centraline e, per SCX, un”accattivante torretta-contagiri stile Indy). I binari della Scalextric sono perfettamente compatibili con quelli esistenti, mentre la serie digitale della SCX si distingue dalla serie “normale” oltre che per il colore (un realistico grigio scuro rispetto al più comune nero) anche per gli attacchi diversi; non ne ho la certezza, ma mi pare che sotto alla pista ci siano anche un paio di “binarietti-extra” (avrei dovuto verificare con un tester 🙁 ! ) che, ma questa è una mia ipotesi, forse servono per l”interscambio dati tra la centralina e la torr!
etta contagiri (ammesso che non avvenga come nel caso delle auto mediante un segnale modulato sulla potenza 😕 ). Fatto sta che chi possiede una Scalextric tradizionale può trasformarla in versione digitale con l”inserimento di scambi e sensori (almeno due) e della centralina+pulsanti. Chi ha invece una SCX deve probabilmente essere munito di buone capacità manuali e modificare i pezzi per consentire l”inserimento degli scambi, della centralina e del contagiri; anche le auto utilizzabili saranno più limitate, ma non è ancora il momento… pazientate… 😎

Altra piccola differenza nei pulsanti: SCX adotta un pulsante a pistola munito di un bottone supplementare che comanda l”attuatore del pick-up che permette il cambio di corsia, mentre Scalextric ha 2 bottoni in più: uno per l”attivazione dell”emettitore ad Infrarossi per lo scambio ed uno… per il freno! Strano concetto, almeno per chi è abituato alla tradizionale guida in cui la frenata è automaticamente comandata dal rilascio del grilletto. La spiegazione che ho ottenuto è stata “che serve quando ci si tallona, per evitare di tamponarsi…”, ma in tutta franchezza sono rimasto un po” perplesso su questo punto, ed ho da subito pensato ad una “furba modifica”, con un microswitch in parallelo al bottone che attiva la frenata quando si rilascia il grilletto… Sempre meglio comunque del sistema SCX, che di freno non ne ha proprio! Tornare a guidare una slot senza la pronta frenata abituale, e vedere che prosegue allegramente nella corsa ben aiutata da tutti gli acc!
essori di bordo (luci, circuitini vari, specchietti, particolari interni ecc.) che comunque “fanno inerzia” non è all”inizio una bella sensazione…

Entrambi i costruttori hanno realizzato comunque dei comandi piuttosto “comodi” e leggeri. Per chi non lo sapesse, rispetto ai pulsanti tradizionali, che sarebbe bene denominare “resistori variabili”, i pulsanti per le piste digitali non modulano direttamente la potenza al motore: tutta la potenza è sempre disponibile in pista, ed i regolatori inviano un “segnale codificato” che viene ricevuto da un circuitino a bordo vettura che a sua volta si occupa fisicamente del controllo del motore, mediante uno stadio di potenza, di solito PWM (Pulse Width Modulation, cioè a modulazione di ampiezza di impulso). La tecnica è da molti anni in voga nel mondo dei modellisti ferroviari ma per gli slottisti è una “mezza novità”, almeno a livello commerciale. Infatti fino ad ora solo il sistema DAVIC, che non è propriamente commerciale, aveva portato lo slot nel magico “digi-mondo” anche se a livelli decisamente professionali.

Ed eccoci al “cuore” del sistema: le centraline. Quella della Scalextric è di un elegante grigio metallizzato con un display LCD che riporta le varie informazioni di gara (giri del leader, tempi, e consente di effettuare i vari settaggi ed abbinamenti auto-pulsante; non so se debba essere inserito un secondo modulo per la gestione di 6 vetture. La centralina SCX ha invece colori più evidenti e sgargianti e nessun display, solo dei LED. Spiccano i 4 tasti con simboli evidenti: ROSSO con macchinina (per abbinare auto e pulsanti), GIALLO con 3 e 2 freccette(per attribuire a ciascuna macchina singolarmente uno tra due diversi settaggi di “potenza”), VERDE con bandiera a scacchi (per azzerare la torretta-contagiri) e BLU con luce (per accendere e spegnere le luci delle auto, assai d”effetto anche se tra le auto a mia disposizione solo l”Audi TT le aveva tutte funzionanti, mentre sia il CLK che l”Opel erano danneggiate ed “accecate” a diversi stadi 🙁 ). I 3 pulsanti (m!
a sì, continuiamo a chiamarli così! ) sono collegati mediante spinotti RJ, tipo quelli del telefono per capirci, ed in corrispondenza di ciascun attacco è presente un LED bicolore; quest”ultimo lampeggia di colore giallo se il pulsante è scollegato, rimane acceso fisso giallo se il pulsante è OK ed è stato scelto un settaggio “a bassa potenza”, oppure resta acceso con luce verde con pulsante OK e selezione “potenza massima”.

Come detto, ciascun pulsante può essere attribuito ad una qualsiasi vettura: un concorrente alla volta, collegato il pulsante deve tener premuto per 4″ il tasto ROSSO della centralina; si accenderà un LED dello stesso colore, ed a questo punto basterà mettere la propria vettura in pista (un punto qualsiasi della pista) e premere il bottone del cambio corsia: la macchina accenderà i fanali in segno di “riconoscimento del pulsante”; sollevando per un attimo la macchina dalla corsia l”impostazione viene memorizzata nel microchip, e da questo momento il nostro bolide riconoscerà solo le istruzioni del nostro pulsante, ignorando gli altri. Più semplice da farsi che da spiegare. La stessa procedura, eseguita con il pulsante GIALLO viene usata per scegliere la massima velocità di ciascuna macchina; e se lo slottista assatanato vorrà sempre andare al massimo… beh, cavoli suoi! Io posso dire che nonostante i magneti lasciate in posizione e ben abbassati il settaggio “veloce!
” ha messo in difficoltà anche personaggi assai blasonati per la velocità che gli RX41 standard riuscivano ad imprimere alle macchine (OK, il circuito era piccolo e tortuoso e mancava il freno… 😉 ).

La “Torre-Indy” della SCX è composta da 4 parti ad incastro: il mezzo rettilineo su cui va collegata la base, la base stessa con due pulsanti per le impostazioni di gara, un gruppo intermedio di 3 display (posizioni 1°, 2° e 3°) ed il display-contagiri superiore. Il tutto può essere ruotato per orientarlo al meglio. Il display superiore riporta i giri del leader, mentre il gruppo centrale mostra i numeri delle vetture nell”ordine attuale, con il leader in alto e l”ultimo in basso (chiaramente il numero mostrato è quello della postazione di guida, non fantasticate troppo eh? 😉 ). Per espandere il sistema fino a 6 vetture basta aggiungere un gruppo di 3 display intermedi (oltre alla centralina, pulsanti e macchinine, ovviamente).

…e finalmente… LE AUTO!!. Qui secondo me la SCX perderà un po” di strada rispetto alla Scalextric. Certo le 3 DTM sono assai più accattivanti delle Porsche Boxter, ma il sistema adottato limita un poco (ehm.. è un eufemismo! ) le possibilità. infatti il sistema SCX, come già detto, ha l”attuatore nel pick-up e per ottenerne il movimento si usa un elettromagnete con un braccino, il tutto integrato nella schedina di controllo. Il problema è che per poter integrare in un”altra vettura questo sistema bisognerà usare il pick-up SCX, o essere davvero bravi a modificarne uno standard. Oltretutto al momento in cui scrivo non si sa se mai SCX commercializzerà il gruppo chip-elettrocalamita-braccino come ricambio (sarebbe ovvio, ma i precedenti… 🙁 ). Invece il sistema Scalextric, come già detto sarà di certo più flessibile, in tutti i sensi: il chip verrà venduto anche come ricambio, quindi basterà interporlo tra spazzole e motore, avendo cura di praticare un forelli!
no nel telaio per l”emettitore a infrarossi ed il gioco è fatto: potrete usare il Vostro bolide preferito in versione “Digitale”!

Ovvio che i pulsanti, in entrambi i casi, dovranno essere quelli appropriati, anche se, secondo me, dovrebbe essere possibile usare con poche modifiche i tradizionali Parma a resistenza, visto che posso supporre che il lavoro di codifica del segnale sia a carico della centralina… NON sarà possibile usare pulsanti elettronici o PWM, che risulterebbero comunque inutili in quanto, ricordiamocelo, la gestione della potenza del motore è sempre e comunque delegata alla schedina-chip a bordo macchina. La risposta delle auto (almeno parlando delle SCX) è abbastanza pronta, il piccolo ritardo che effettivamente esiste nel controllo viene compensato dopo pochi minuti di prove.

Il contagiri SCX consente 2 modalità di gara (ma non ho avuto tempo di studiare, magari sono di più… 😎 ) una con conteggio verso l”alto dei giri (incremento da 0 a “n”) ed una con conteggio a decrementare dal valore impostato verso zero. La classifica è aggiornata in tempo reale, ma i giri indicati sono quelli del leader, così chi insegue non sa effettivamente di quanto è distaccato. Una volta raggiunto il numero di giri impostato, il display del contagiri si mette a lampeggiare, ed i giri ulteriori non sono conteggiati; il tutto SENZA (e questo è un peccato 🙁 ) alcuno stacco della corrente, né per la partenza né dopo l”arrivo. Spero sinceramente che questo sia dipeso dalla mia scarsa conoscenza del sistema, però “ad occhio” mi sembra che le cose stiano in questo modo…

Questo dei sistemi digitali è un nuovo concetto di competizione: bisogna stare un po” più attenti alla situazione in pista, ma vedere 3 vetturette correre “in scia”, con delle realistiche “uscite in staccata” è davvero uno spettacolo (e mi immagino se fossero state 6!! 😛 ). I più “duri e puri” potranno anche essere perplessi, ma posso assicurarVi che se è stato difficile gestire i pargoletti eccitati, anche staccare dai pulsanti (per consentire a tutti di provare) slottisti “seri e blasonati” non è stato facile.

Finalmente qui finisce il mio “articoletto”, se siete arrivati fino in fondo… beh, grazie anche a Voi, come doverosamente ringrazio Paolo e Giacomo per avermi dato questa possibilità.

Ciao a tutti, MarcoC

MarcoC

Riguardo

Slot, computer

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